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Museo

Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari

Sin dalla sua nascita l'associazione Amici Museo Porta Falsa ha ricercato attrezzi, proverbi e dittèri, usanze del passato, la cui salvaguardia e conservazione si attua nel Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari.
Con tale patrimonio si continuano ad organizzare mostre itineranti (arrivando ad allestire mostre a Roma, Lissone, Seregno) con incontri e dibattiti, riguardanti il mondo contadino, popolano e artigiano, nonchè aspetti culinari della più autentica tradizione.
 
L'idea del Museo
 

Nel lontano 1974, in occasione dell'allestimento di una nuova rappresentazione teatrale, (L'occa ti la gente), dell'appena nata compagnia Piccolo Teatro "Città d Nardò",  nacque l'esigenza di dotarsi di oggetti tipici di un'ambientazione contadina. In un contesto sociale, quale quello italiano degli anni '70, mentre si stava vivendo il pieno boom economico, non fu difficile rintracciare tutti quei manufatti che servivano per l'allestimento scenografico in quanto, spesso, gli stessi donatori pur di "disfarsi" di quegli arnesi ormai obsoleti, consegnavano spontaneamente decine di oggetti riposti ormai nelle soffitte o negli scantinati.

Le prima mostra e la nascita dell'associazione

Dopo i primi mesi di donazioni, dietro intensa sollecitazione di Paolo Zacchino, Gregorio Caputo, Mimino Caputo e Mimino Spano, la raccolta cominciò a farsi cospicua. Si decise così nel 1975 di inaugurare una mostra permanente nei locali siti in via Lopez nei pressi della storica "Porta Falsa di San Marco", nacque così, ufficialmente, l'associazione culturale Amici Museo Porta Falsa, nata per raccogliere tutte quelle testimonianze materiali e immateriali tipiche di un arco temporale che arrivava sino agli ultimi anni del 1960, comunemente conosciuta come Civiltà Contadina.

La mostra itinerante

Nell'ottobre dello stesso anno viene inaugurata una nuova stazione radio "Radio Nardò Centrale" dove vengono trasmessi "Proverbi quiz"  "Cose Nosce" due programmi di Paolo Zacchino che si proponevano la valorizzazione delle tradizioni della nostra terra attraverso l'uso del dialetto locale. Nel frattempo si intensificavano le attività all'interno della mostra permanente (visite con le scolaresche, degustazioni di piatti tipici), contemporaneamente si inauguravano mostre temporanee in diversi luoghi della Puglia, presso la Fiera del Levante ad esempio, dove riscosse notevole successo, ma anche a Calimera presso una scuola elementare, a Cutrofiano e soprattutto all'interno della grotta sita a S. Caterina di Nardò dove per ben nove anni fu visitata da migliaia di visitatori. Nel maggio del 1976 inagura la "Primavera Neritina".

La Masseria Boncuri

Visto il notevole successo, nel 1984, l'Amministrazione Comunale della città di Nardò, decise di assegnare all'associazione e all'istituendo museo della Civiltà Contadina, un'intera masseria. La mostra si spostò così dalle strette stanze di via Lopez ai grandi ambienti dei Boncuri che consentirono finalmente di esporre degnamente tutto il materiale raccolto. Furono anni intensi: visite guidate, spettacoli teatrali, proposte gastronomiche, balli sull'aia, addirittura matrimoni, che attirarono migliaia di visitatori da tutta Italia.

Il torrione del Castello

Dopo sei anni però, il cambio di destinazione d'uso della masseria costrinse l'associazione a restare per lunghi anni senza una sede permanente continuando, però, la sua ricerca e la sua testimonianza con numerose mostre itineranti, sino a quando finalmente, nel 2011, riuscì a stabilirsi presso il Castello dei duchi Acquaviva d'Aragona di Nardò, oggi conosciuto come Palazzo Personè all'interno del cosiddetto "Torrione dell'Innamorato".

Nelle due sale messe a disposizione vi è un'esposizione parziale del numeroso patrimonio raccolto in ormai 40 anni di ricerca e raccolta. Vi sono gli attrezzi di lavoro del contadino, del falegname, del fabbro, ad esempio, ma non mancano oggetti di uso quotidiano. Inoltre vi è una ricostruzione parziale di un bilocale con sala, camera e cucina: gli ambienti tipici di un'abitazione della prima metà del novecento.

Oggi

Il Museo di suddivide in 5 grandi sezioni: quella Contadina, quella delle Arti e dei Mestieri, quella della Vita Domestica, quella delle Tradizioni Popolari e quella della Nardò Sparita, una collezione di circa 40 plastici che riproducono monumenti e chiese della Nardò che non esiste più.

 

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